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A tre settimane dal Festival di Sanremo, la musica italiana è in lutto. Mino Reitano è morto nella sua casa-ranch di Agrate Brianza, dove aveva affrontato l’ultima fase della malattia che lo aveva colpito due anni fa.

Il popolarissimo cantante di origine calabrese, che aveva appena compiuto 65 anni, aveva combattuto contro il tumore che lo stava divorando, sperando in un ritorno su quelle scene che aveva preso a calcare giovanissimo, dopo otto anni di studio al conservatorio di Reggio Calabria. Non faceva mistero delle sue umili origini, e incarnava il prototipo dell’italiano emigrante, senza nascondere nelle sue canzoni la nostalgia per la terra natia. Raccontava spesso, e con orgoglio, dei concerti in Germania che lo vedevano suonare in un locale di Amburgo, prima dei Quarrymen: quelli che di lì a poco sarebbero diventati i Beatles. Mino restava affascinato dal rock, che suonava con la band di famiglia, “I Fratelli Reitano”, ma la sua cifra era prettamente melodica. Si era fatto notare al Festival di Castrocaro del ’66, e l’anno dopo era sul palco dell’Ariston con un brano firmato da Mogol e Battisti, “Non prego per me”. Il vero successo arrivò nel ’68, con due brani rimasti a lungo nell’immaginario dei fans, come “Avevo un cuore (che ti amava tanto)” e “Una chitarra cento illusioni”, mentre a Sanremo (quattro partecipazioni nella sua carriera) le sue graffiate furono “Meglio una sera piangere da solo” e, nell’88, l’epocale (e da lui spesso ricantata con grande ironia) “Italia”, che gli valse il sesto posto al Festival.

È stato uno dei personaggi chiave della stagione d’oro del pop nazionale, vincendo il Disco per l’Estate nel ’71 con “Il tempo delle more”, e partecipando quasi sempre alle varie Canzonissime e Festivalbar. Come autore, considerava il suo capolavoro “Una ragione di più”, scritto per la Vanoni. I connazionali nel mondo affollavano i suoi concerti, amandone l’emotività e la fede che lo ha sorretto anche negli ultimi giorni. Si era cimentato come romanziere in “Oh Salvatore” e più volte aveva prestato il volto al cinema. Verdone lo aveva rilanciato in “Sono pazzo di Iris Blond».
Alla notizia della sua scomparsa Pippo Baudo ha commentato: «Era un emigrante con grande voglia di arrivare». E Little Tony, commosso. «Ho perso un amico». Massimo Ranieri. «Era la purezza in persona».