Seleziona una pagina

Maurizio  de Giovanni

Uno spietato assassino si aggira per le strade della città seminando morte. Tre ragazzi sono assassinati in terrificante sequenza in una Napoli dei giorni nostri, violenta, sorda e cieca. Apparentemente, i tre ragazzi non hanno alcun punto in comune. L’ispettore Lojacono con lucidità e intuito, tenta di venirne a capo;.  riuscirà a smascherare l’assassino, che, soprannominato dalla stampa il Coccodrillo ,perchè lascia sulla scena del delitto fazzoletti intrisi di lacrime, come il coccodrillo che dopo aver divorato i suoi figli, piange e per colpire le sue prede si apposta, invisibile. Perché il Coccodrillo è nato per uccidere .Questo l’intreccio della nuova fatica letteraria di Maurizio de Giovanni, Il metodo del coccodrillo, che è stato presentato ufficialmente a Napoli con uno straordinario successo di pubblico e critica e l’entusiasmo del popolo di Facebook.

Il romanzo è dedicato a Luigi Alfredo Ricciardi e alle anime al buio. ; una dedica dell’autore alla sua creatura letteraria prediletta, tanto amata dai lettori, quel tenebroso commissario dagli inquietanti occhi verdi, che  ha consacrato Maurizio de Giovanni tra i migliori scrittori italiani degli ultimi anni. Questa è la prima volta di de Giovanni in un giallo senza Ricciardi, senza i protagonisti di sempre. Forse, l’affetto che lega l’autore a questo fortunatissimo personaggio, forse lo smarrimento per la nuova avventura letteraria, lo hanno spinto a chiedere la sua protezione. Ma di protezione de Giovanni non ha bisogno, i suoi timori nascono dalla semplicità e dalla modestia dei grandi che tutto temono e tutto mettono in discussione, a cominciare proprio da se stessi. Perché le ansie nascono dalla paura che il bel sogno svanisca al primo chiarore dell’alba.

Dice de Giovanni per bocca del Coccodrillo,

Lo sai, ci sono notti che non sono fatte per dormire. Non che ci sia ansia, o paura di non essere all’altezza di un compito, di una prova. Semplicemente, i desideri che si stanno per realizzare ti tengono sveglio. È un po’ come per i bambini la notte della befana. Un misto di timore e di aspettativa.

Ma il timore svanisce, e l’aspettativa è ben ripagata. Basta solo l’attacco della storia a fugare ogni dubbio. Tuttavia, almeno per chi scrive, non è possibile  dimenticare Ricciardi e le atmosfere dolenti e malinconiche, magiche della Napoli degli anni ’30: i vicoli, le bancarelle, specie quelle del periodo natalizio, la miseria, i sentimenti della gente che suscitano emozioni nel lettore e passano attraverso gli occhi ed il cuore dolente del commissario, hanno consacrato lo scrittore all’Olimpo e restano indelebili nella mente del lettore, suscitando una certa nostalgia.

La Morte arriva sul binario tre alle otto e quattordici, con sette minuti di ritardo. “Un treno, un binario, una fredda precisazione di orario, fredda come la Morte; e di colpo ci troviamo catapultati in una scenografia dura nel tratto, livida nei colori, avviluppati in grovigli di sentimenti intossicati da dolore e disperazione. Una scena da film in bianco e nero, dai contrasti forti. Il ritmo coinvolgente, con il linguaggio semplice e chiaro, scorrevole, privo di inutili iperbole, lasciano spazio solo alla tensione narrativa. Il racconto, fila via veloce, mettendo in evidenza l’analisi dei sentimenti e dei moti più intimi dell’anima, caratteristica questa che costituisce la carta vincente dell’autore. L’intreccio narrativo, come sempre, sembra essere pretesto per l’approfondimento di altri temi: il contesto cittadino, i rapporti con le donne, il confronto tra genitori e figli, il tema della solitudine. Napoli è una città moderna, piena di contraddizioni e di contrasti sociali. Una città  apparentemente indifferente ai dolori, e che evita anche di posare lo sguardo sul dolore, la disperazione, la morte; violenta e indifferente come una qualsiasi metropoli,  tuttavia è Napoli, dunque non può evitare di essere sconvolta  dall’urlo di dolore di madri a cui sono stati uccisi i figli…

Le donne di de Giovanni rappresentano anche qui la frequente dicotomia dell’umanità. Letizia, la proprietaria della trattoria frequentata dall’ispettore Lojacono, una donna matura, provata dalla vita, ma ancora bella e dolcemente attraente; Laura, il brillante sostituto procuratore, una donna dal carattere spinoso, e, suo malgrado, seducente e affascinante. Riportano con la mente alle due protagoniste della saga ricciardiana, Enrica e Livia; anche qui il protagonista maschile, Lojacono, chiuso nel dolore del suo esilio forzato dalla Sicilia e dai suoi affetti femminili, la moglie e la figlia, è affascinato da due donne. Una, Letizia, capace di evocare sentimenti materni, quasi bisogno di accudimento, l’altra, Laura, capace di suscitare sintonie cerebrali e pulsioni fisiche. Proprio come Enrica e Livia, proprio come Ricciardi. L’indecisione dei personaggi ce li rende più “umani”, più vicini. I genitori, i figli, le solitudini , il dolore, l’amore , la città, sono i grandi protagonisti del romanzo..

Il libro va letto lentamente, ogni parola ha un suo suono  da gustare… L’autore  sa portare con maestria i suoi lettori dove lui vuole tessendo una storia che ci incatena , tagliandoci il respiro. L’inizio, apparentemente lento, lascia spazio ad una rapida accelerata del ritmo che sale, sale. Si va in tensione, il rush finale è mozzafiato. E perdersi nella concitazione di una caccia al killer è un’emozione travolgente. Bellissima. Ma bellissimo è anche godere della scrittura, dello stile; de Giovanni scrive meravigliosamente bene, le parole sono pittura di stati d’animo, personaggi, e sentimenti. E per questo il libro si legge piano, per  riempirci la mente e il cuore di tanta affascinante maestria dell’esercizio della scrittura.