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sto leggendo sul sito www.vomeromania.com curiosità interessanti sul Vomero, che “copio” qui sotto, a cominciare da Gino Doria:

11 maggio 1885
Il sindaco di Napoli, Nicola Amore pone la prima pietra per la costruzione del “Nuovo Rione Vomero”, dove sorgerà poco dopo tempo la stazione della funicolare di Montesanto. Fino a quella data, ma ancora per diversi decenni dopo, la vita e quindi la Storia della Collina Vomerese e quella della città di Napoli si sono evolute separatamente.
“Vado a Napoli”, “Scendo a Napoli” erano le frasi dei vomeresi per indicare il recarsi nella città. Ma, dopo l’11 maggio 1885 il Vomero inzia lentamente a saldarsi territorialmente con la città. Una saldatura che conclusasi alla fine del nocevento, inevitabilmente significherà importare tutti i problemi irrisolti ereditati dalla storia difficile della città di Napoli…

Anno 1817

I Borboni regalano al Vomero il suo gioiello ” La Floridiana“, anche se ad uso e consumo esclusivo della famiglia Reale.

Ecco la descrizione che Gino Doria fa del Vomero in “La Floridiana: la Villa, il Museo”.

” Una sterminata distesa verde di giardini e di masserie.. Da questa verdeggiante marea, in cui si alternavano i grandi alberi ornamentali delle ville patrizie e i fecondi pomarii delle dipendenze rustiche, emergevano i tetti e le torrette delle fastose dimore estive delle grandi famiglie, o sommergevano modeste le case coloniche. Poche strade, e le più impraticabili, congiungevano questi nuclei abitati, vibranti di vita nella buona stagione e squallidi nelle dure invernate”

Per avere un quadro più preciso del Vomero nell’Ottocento, leggiamo ancora come descrive Roberto Bracco la sua popolazione:

“E’ una folla che non assomiglia punto a quella di Napoli: è una folla campestre, linda, pulita, nella quale risaltano i volti rosei, le forme trionfali delle lavandaie del Vomero: i tratti abbronzati e rudi dei contadini che scendono dai Camaldoli; e bonarie figure di piccoli proprietari, quasi tutti napoletani, ritiratisi a vivere in campagna, nella quiete della collina”

E ancora Domenico Rea :

“I vomeresi provenivano da una civiltà contadina; i napoletani da una civiltà supermetropolitana sotto la siglia regale di corti imponenti con tutti gli annessi e connessi di una vita aperta alle virtù e ai vizi. Al Vomero il comportamento umano era ancora di campagna…il napoletano di Posillipo ha sempre mangiato pesce, quello di Forcella, carne; quello del Vomero latticini e verdure.”

20 ottobre 1889

Viene inaugurato il Nuovo Rione Vomero con l’apertura della funicolare di Chiaia. Il 19 aprile 1890 il Comune sceglieva i 37 nomi di artisti a cui intitolare le nuove strade.

Il Nuovo Rione Vomero si andava sviluppando come un quartiere signorile, tranquillo, ad uso di un ceto medio-borghese moderno.

Si aprirono grandi scuole prestigiose ( la Vanvitelli, il Sannazzaro), luoghi di svago elitari, come il teatro Diana, inaugurato nel 1933 dal Principe Umberto di Savoia, i cinema, il ristorante d’Angelo, i caffè Daniele e Sangiuliano; cliniche pulite ed efficienti (villa Rosalia, villa Laccetti), negozi eleganti, soprattutto nel ramo dell’abbigliamento. Non si contavano poi gli artisti.

Tuttavia molti appartamenti rimangono invenduti, la Banca Tiberina a cui era stata affidata la costruzione del quartiere fallisce e cede i suoi diritti alla Banca d’Italia , la quale è costretta a gestire in affitto gli appartamenti rimasti invenduti.

Così scrive Antonio La Gala nel suo “Il Vomero e l’Arenella” riferendosi a questi anni :

“In effetti il Vomero di questo periodo è quello che viene descritto con rimpianto nei libri che lo rievocano, quello che ha creato il mito nell’immaginario collettivo, quello della nostalgia, il Vomero scomparso, il Paradiso perduto, quello di una identità unica e irripetibile”.

Il 28 ottobre 1928 entra in esercizio la terza funicolare, quella “Centrale”. L’evento segna l’inizio di un incremento significativo dell’urbanizzazione del Vomero. Le nuove costruzioni inglobano i vecchi villaggi in maniera definitiva. In questi anni inziano i lavori per il piano di ampliamento del quartiere Arenella, ad opera della Società per il Risanamento. Il territorio interessato era di 253.000 metri quadrati delimitato dalle vie Conte della Cerra, S.Gennaro ad Antignano, dalla Salita Arenella e dal cosiddetto ” nucleo Arenella”, corrispondente all’antico villaggio. L’esecuzione delle opere stradali avviene in tempi biennali di attuazione.

1927-1928

apertura di piazza Medaglie d’Oro e delle strade Tino da Camaino e Giovanni Orsi, di collegamento tra via Luca Giordano e via Giacinto Gigante.

1929-1930

apertura di via Girolamo Santacroce, piazza Leonardo, via Suarez, piazza Luigi Galdieri, via Menzinger, per il collegamento del rione con la zona del Museo Nazionale, attraverso via Salvator Rosa.

1931-1932

apertura del tratto di accesso al Vomero da piazza Leonardo e dalle vie Mario Fiore e Ugo Niutta, la prima dlle quali, sovrappassando via Conte della Cerra, costituiva il prolungamento di via Bernini e poneva finalmente in comunicazione diretta le piazze principali dei due rioni.

1933-1935

completamento di tutte le restanti strade.

In questo periodo fu scelta, per la sua salubrità, la zona alta dello Scudillo, per impiantarvi l’imponente complesso ospedaliero.

Come afferma il Basadonna nel suo “Opere napoletane del ventennio” : Lo sviluppo del Vomero fino agli anni Quaranta si svolse lentamente e secondo una illuminata pianificazione del territorio.

1940-1945

nel corso della seconda guerra il Vomero ha avuto la sua razione di sofferenze e bombardamenti.

La sua posizione strategica fece sorgere delle postazioni antiaeree, prima italiane e tedesche, poi alleate. Quando il crescente malcontento verso le truppe tedesche sfociò il 28 settembre 1943, nelle “Quattro Giornate”, il Vomero vi giocò un ruolo di primo piano. Al Vomero si spararono le prime fucilate nei pressi della Masseria Pagliarone. L’epicentro degli scontri fu lo stadio Collana dove si erano asserragliate truppe tedesche con 47 ostaggi civili.

Nella seconda metà del Novecento inzia la fase finale dello sviluppo insediativo in collina, che accrescerà in venti anni gli abitanti del Vomero-Arenella, del 360%. La preda più ambita dei costruttori napoletani divenne subito il Vomero. La “casa al Vomero” era l’oggetto del desiderio di tutti i napoletani. Se ne doleva il poeta E.A.Mario in una poesia del 1953 :

Se fraveca ogne ghiuorno: /tunnellate ‘e cemento! / e vide attuorno / crescere case nove – sempe case!

Scrive Antonio La Gala in “Il Vomero e L’Arenella”: Alla urbanizzazione postbellica del Vomero va però riconosciuto un merito: quello sociale. Infatti, scempio a parte, essa ha migliorato le condizioni abitative di una massa di cittadini, in una città che aveva estremo bisogno di miglioramenti in questo campo. In quegli anni coloro che desideravano “la casa al Vomero” provenivano da fasce sociali intermedie che la storia difficile della città mortificava a vivere nel vecchio centro, in condizioni di degrado.L’inaugurazione della casa nuova al Vomero era vissuta anche come segno di promozione sociale, raggiunta o iniziata.