Seleziona una pagina

Maurizio de Giovanni: Per mano mia

Il Natale del commissario Ricciardi

Einaudi Stile Libero Big

Pagine 316, Prezzo 18,00 euro

Terminata la trilogia del “ciclo delle stagioni”, una bellissima sorpresa editoriale ci aspetta in libreria: inizia il “ciclo delle feste” del commissario Ricciardi. Per mano mia marca il ritorno in libreria di Maurizio de Giovanni dopo il passaggio di editore (da Fandango a Einaudi Stile Libero Big). Passaggio denso di aspettative, svolta quasi epocale per uno dei casi editoriali nostrani più fortunati degli ultimi anni. La straordinaria popolarità di de Giovanni, infatti, non ha niente a che vedere con i meccanismi promozionali del marketing ma è tutta – per così dire – conquistata sul campo. I lettori lo adorano e lui adora i suoi lettori, uno per uno. E sono tantissimi, eh. Narrano le leggende che la fila di fan in attesa di autografo sul penultimo libro fosse talmente lunga che è stato necessario rinviarla al giorno successivo. La libreria dove si è tenuta la prima presentazione di questo romanzo era letteralmente gremita ben prima dell’orario stabilito.

Chi vi scrive ha letto Per mano mia e lo ha trovato eccellente. Anche se non è facile spiegare i motivi. Una cosa piace perché piace. Sì, ma c’è sempre un commissario un po’ introverso, e c’è sempre un assassinio, e c’è sempre un’indagine, e c’è sempre una soluzione: dov’è la novità? Non c’è una novità. Salvo che nell’armonia della scrittura, nell’eleganza delle descrizioni, nella leggerezza del narrare con un incredibile – e penso innato – talento che accosta parole in modo che “risuonino nella pancia”. Tanto che nessuno più si sorprende davanti a un commissario che “vede i morti”, come se fosse usuale. Il fenomeno si chiama “ sospensione dell’incredulità”ed è cosa poco nota: la bravura sta nel non abusare di questa caratteristica, facendola sembrare naturale. Ricciardi coglie nei morti che incontra nel suo lavoro le ultime parole che hanno pronunciato. Se lo facessero altri, credo che chiuderei il libro a pagina 12; se lo fa de Giovanni, funziona. Sono alchimie inspiegabili in termini razionali. Eppoi c’è l’ambientazione in una Napoli degli anni 30 che, per una napoletana ha un che di magico:il popolo che non è mai cambiato, la miseria dei “ quartieri”, l’agitazione convulsa delle bancarelle prenatalizie nel freddo pungente,il presepe che ti riporta a quando eri bambina e Natale ti apparteneva davvero perché avevi la gioia del senso dell’attesa e magari scappavi tutti i giorni a guardare la vetrina del negozio di giocattoli chiedendoti se avresti avuto in dono quella bambola….. e c’erano ancora tutti i tuoi cari, la famiglia, la vera tavolata che il tempo si è portata via.

Il “ciclo delle feste” inizia dalla festa per eccellenza, il Natale.

Napoli, 1931: mentre la città si appresta a festeggiare – ognuno come può, secondo i propri mezzi – in un appartamento di Mergellina vengono uccisi un Centurione della Milizia Portuaria, Emanuele Garofalo, e sua moglie. Le indagini di Ricciardi si concentrano sull’ambiente di lavoro del funzionario, la cui brillante carriera non era priva di lati oscuri. Non solo i lavoratori del porto lo temevano, ma gli stessi colleghi hanno opinioni contrastanti sul defunto. E quando le tracce di una statuetta oltraggiata portano a San Gregorio Armeno, anche il brigadiere Maione incapperà nella Nemesi del suo passato.

Inutile dire di più sulla trama, che prevede numerosi elementi a contorno ben comprensibili a chi conosce i precedenti: la liaison à trois (platonica, si intende) tra Ricciardi, Enrica e Livia; il cuore d’oro del burbero dottor Modo, la presenza del misterioso Falco, la mediocrità di Ponte e Garzo, la trans Bambinella. Tutti delicatamente cesellati e chiaramente identificabili, come statuine del presepio, giusto per restare in tema.

Non serve avere i poteri di Ricciardi per prevedere che Per mano mia sarà un best seller. Ma, al di là delle scommesse editoriali, il mio augurio è che questo nuovo romanzo, primo di una nuova quadrilogia perchè riscalda il cuore dei lettori e perché no, anche del suo generoso autore. Sono certa che ne parleremo ancora, e ancora. In bocca al lupo a Maurizio de Giovanni perché lo merita